La generazione dei surgelati

surgelati vegani a Forks

surgelati vegani a Forks

Nata negli anni settanta, sono una delle tante vittime di un’alimentazione “moderna” che ci ha intossicato e allontanato dal cibo reale, la generazione dei surgelati!
Ho smesso di mangiare carne (fettina, bistecca, etc.) a cinque anni perché mi dava il vomito, ma ho continuato a mangiare, scalando nel tempo, sottoprodotti o versioni trasformate fino a non poterne più. A tredici anni ero una vegetariana convinta, in una famiglia che mangiava solo carne e in una società che non conosceva neppure questo termine. Rifiutare la carne all’epoca (e in perfetta solitudine, perché non avevo esempi da seguire o modelli a cui ispirarmi o amici che come me la ripudiavano), equivaleva a essere vista come “una strana” o meglio come la scema del villaggio, la cui scelta l’avrebbe condotta alla morte. Mia madre non è mai stata una cima ai fornelli. Si strascicava in cucina stronfiando e le uniche cose che preparava artigianalmente e raramente erano le zuppe di legumi, la ribollita, il purè e la pomarola… per tutto il resto c’erano i surgelati, gli spalmabili, i formaggi e i prodotti liofilizzati.
Tante erano le vittime, come noi, di spot pubblicitari coloratissimi che mostravano famiglie felici all’ennesima potenza, donne impegnate che tuttavia risolvevano brillantemente mille impicci e che in un battibaleno mettevano a tavola una famiglia aprendo un paio di scatole prese dal freezer, svitando qualche barattolo, gettando come per magia polverine nell’acqua bollente, e tutti erano felici e contenti seduti intorno ad una tavola allegra e moderna. Tutti erano magri e con i denti ben allineati. Alle elementari ho avuto per anni un’amica del cuore e sua mamma non cucinava particolarmente bene, ma non voleva neppure piegarsi al “cibo finto” e io la concepivo come una retrograda che pensava all’antica. Una che in qualche modo rifiutava il progresso e il cibo che io credevo saporito (con tutto il glutammato monosodico che ci mettevano!!!).
Poi avvennero due episodi per me memorabili…
Una volta, una collega di mia madre (una certa Carla) ci invitò a pranzo a casa sua a Polcanto, in campagna, e preparò le lasagne. Le lasagne fresche! La besciamella fatta in casa! La teglia enorme strabuzzante mi lasciò di stucco. Come diavolo aveva fatto? Quanto tempo ci aveva impiegato? Com’era possibile realizzare con le proprie mani una cosa così bella? Quale alchimia c’era dietro la besciamella? Rimasi sconvolta. Fino a quel momento pensavo che le lasagne potessero essere realizzate esclusivamente con sofisticate apparecchiature industriali, un po’ come per i wafer! Un’altra volta, avevo dieci anni e mi trovavo da amici in campagna a Fucecchio e la zia dei miei amici (la signora Anna Maria) preparò la crema fatta in casa (e bollente) da mangiare con i savoiardi… Ne fui folgorata a tal punto che mi bruciai lingua e palato nel desiderio di fare mia quella cosa così buona! Ma come diamine aveva fatto? MAGIA! La cucina per me era magia. Che strumenti aveva usato? A casa mia l’attrezzatura era scarsa, brutta e rovinata (la detestavo), ed io sognavo una cucina alla famiglia Bradford, enorme e piena di diavolerie e di strumenti che avrebbero realizzato per me quelle ricette che tanto avevo guardato nel “Manuale di Nonna Papera”! Ancora non avevo capito bene come funzionava la preparazione delle pietanze più elaborate…
La mia natura tecnica nel tempo mi ha fatto sviluppare una passione per l’hardware da cucina trasformandomi in un’appassionata e in una collezionista di strumenti per cucinare. E poi la svolta vegana! Si ricomincia da capo a ripensare ai piatti, alla composizione degli ingredienti, alla magia di una cucina con tanta, forse troppa attrezzatura, ma senza sofferenze. Per fortuna adesso ci sono anche eccellenti prodotti vegani surgelati… 🙂
Sempre e comunque Go Vegan!

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